I disturbi dello spettro autistico in età evolutiva: dalla valutazione al trattamento

[L'articolo è tratto dalla Premessa della Dispensa Didattica del Corso FAD]



La 1a Edizione del Corso FAD I disturbi dello spettro autistico in età evolutiva: dalla valutazione al trattamento si pone all’interno di un contesto scientifico dove le conoscenze in merito ai disturbi dello spettro autistico (ASD, Autism Spectrum Disorder) sono in continuo sviluppo e se ne aggiungono di nuove incessantemente, grazie al lavoro di numerosi gruppi di ricerca presenti in tutto il mondo; basti solo pensare che dall’ultimo decennio del secolo scorso ai primi quindici anni dell’attuale sono stati pubblicati quasi 40.000 articoli scientifici sull’argomento, un numero quasi nove volte maggiore degli oltre 4.500 articoli pubblicati tra il 1943 e il 1989.


Cionondimeno, la complessità di tali disturbi, la presenza di un quadro fenomenico molto diversificato, non solo sul piano delle competenze funzionali e sociali, che fa ipotizzare la presenza di possibili sottotipi o – secondo un’impostazione nosografica differente – di diverse possibili comorbidità psichiatriche, uniti alla naturale modificazione nel corso dello sviluppo, rendono particolarmente complessa l’adozione di modalità di valutazione e intervento adeguate.


Nel proporre ai professionisti socio-sanitari che si occupano a vario titolo dei disturbi dello spettro autistico in età evolutiva un percorso formativo nell’ambito di una materia così complessa e ricca di implicazioni in numerosi campi della realtà quotidiana (all’interno della famiglia, della scuola, dei contesti ludici e sportivi dei gruppi di coetanei, dei servizi pubblici e privati socio-sanitari) siamo quindi consapevoli di come sia praticamente impossibile occuparsi in un'unica Dispensa Didattica, per quanto completa e approfondita, non solo dell’intera complessità dell’universo dei disturbi dello spettro autistico, ma anche solo di aspetti settoriali di questo.


Per queste ragioni, il presente Corso FAD intende offrire al partecipante la possibilità di riflettere e condividere un percorso metodologico di approfondimento di quello che riteniamo sia il nucleo profondo della patologia autistica che non deve mai essere perso di vista dal professionista sociosanitario nell’attività di presa in carico del bambino o del ragazzo con un disturbo dello spettro autistico sia in fase di valutazione che di trattamento, e che dovrebbe guidarlo anche nel tipo di indicazioni terapeutiche da dare alle sue figure di riferimento (i familiari, il gruppo dei coetanei nell’ambito amicale e scolastico, gli insegnanti e gli allenatori delle varie attività sportive).


Il nucleo profondo a cui ci riferiamo è il deficit dell’interazione sociale in tutti i suoi vari aspetti, che accompagna chi soffre di disturbo dello spettro autistico dalla nascita all’età adulta, un deficit particolarmente “crudele”, perché mina alle fondamenta quelle competenze socio-emotive e affettive innate proprie della natura umana, acquisite nell’arco di milioni di generazioni durante le centinaia di migliaia di anni di evoluzione neurocognitiva, come suggerisce la psicologia evoluzionistica. I disturbi dello spettro autistico possono quindi considerarsi fondamentalmente come disturbi dell’apprendimento sociale.


Un apprendimento sociale che si attiva fin dalla nascita in virtù di meccanismi innati e universali biologicamente determinati, organizzati a livello neurocognitivo in quello che Simon Baron-Cohen (1995) definisce modulo sociale, un apprendimento che si sviluppa e si affina durante tutto il periodo evolutivo e non solo, procedendo gradualmente da apprendimenti impliciti e completamente al di fuori della consapevolezza con le principali figure di attaccamento prima e all’interno del gruppo psicologico di riferimento del bambino (quello dei coetanei) successivamente, e che si completa con un adattamento consapevole del ragazzo prima e dell’adulto poi alla realtà relazionale nella quale è immerso.


Tutto ciò purtroppo è a vari livelli di gravità precluso a chi soffre di un disturbo dello spettro autistico, a meno che non si intervenga in modo tempestivo e intensivo con trattamenti efficaci che permettano di attenuare i deficit neurocognitivi presenti nel modulo sociale, soprattutto (ma non solo, ovviamente) nella finestra temporale critica dello sviluppo cerebrale che va da 0 a 2 anni, nel periodo di massima plasticità neuronale, entro la quale le stimolazioni ambientali influiscono in maniera indelebile sullo sviluppo motorio, sensoriale, cognitivo ed emozionale.


La nostra speranza è quella che il professionista socio-sanitario, attraverso la partecipazione al presente Corso FAD, possa divenire sempre più consapevole (di quanto già non sia) del fatto che i bambini che soffrono di un disturbo dello spettro autistico, pur nella complessità del quadro sintomatologico, fondamentalmente presentano un difetto di apprendimento delle regole sociali condivise che nello sviluppo tipico sono implicite: una disfunzione dei pre-requisiti innati e preprogrammati dello sviluppo della relazionalità e dell’intelligenza sociale, nell’ambito però di una concezione delle disabilità nucleari autistiche in termini non puramente deficitari, ma di sviluppo atipico e disfunzionamento. Per queste ragioni, la Prima Parte della presente Dispensa Didattica tratterà inizialmente in modo approfondito gli aspetti neurocognitivi tipici della socializzazione in età evolutiva, dalla nascita fino all’adolescenza, a cui seguirà successivamente l’approfondimento degli aspetti maggiormente significativi dei disturbi dello spettro autistico in età evolutiva.


Considerata la complessità e la gravità dei disturbi dello spettro autistico, che coinvolgono proprio le componenti psichiche che guidano lo sviluppo della dimensione relazionale e sociale così caratteristica della specie umana, è necessario che la gestione della patologia tenga conto dei vari elementi che concorrono alla complessità del quadro clinico: è auspicabile quindi che approcci valutativi, interventi specifici, competenze cliniche e interventi abilitativi e di supporto per il paziente e per la sua famiglia siano costruiti su buone prassi, in linea con i principi della prova scientifica. L’altro obiettivo che si propone il Corso FAD, quindi, è quello di offrire un supporto competente in tal senso, che si svilupperà soprattutto nella Seconda Parte della Dispensa Didattica relativamente alla valutazione (con una particolare attenzione alla valutazione precoce) e nella Terza Parte riguardo ai trattamenti terapeutici di provata efficacia (evidence-based practice).


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